Sabato 23 Gennaio 2021

Il caso

Marconi: "Nessun insulto razzista". Ma la Procura federale indaga

L'ex attaccante dei Grigi  accusato da Obi e dal Chievo, il Pisa lo difende

Marconi: "Nessun insulto razzista".  Ma la Procura federale indaga

La Procura federale ha aperto una inchiesta sulla presunta espressione razzista pronunciata dall'ex grigio Marconi, che nega ogni accusa

PISA - C'è una inchiesta della Procura federale per la presunta "frase di matrice razzista", che Michele Marconi avrebbe pronunciato nei confronti di Joel Obi, giocatore del Chievo. L'ex attaccante dei Grigi è finito al centro di polemiche roventi e di scambi duri tra le due società, ma toccherà alla giustizia della Figc intervenire su un caso che sta dividendo il mondo del calcio.

Il fatto: al 42' del primo tempo della partita tra Pisa e Chievo (2-2 il finale), dopo un contrasto tra la punta nerazzurra e il centrocampista della formazione veronese, il primo avrebbe commentato un intervento con l'espressione "la rivolta degli schiavi", la società clivense sostiene che lo ha fatto con riferimento alle origini del suo giocatore (Obi è nigeriano). L'arbitro Santoro, a pochi passi, non avrebbe sentito nulla o, comunque, non avrebbe giudicato le parole da segnalare nel suo rapporto al giudice sportivo, visto che nessuna squalifica è stata comminata a Marconi. Non ci sarebbe nessuna registrazione, anche se il Chievo sostiene il contrario: certo è che nessuna segnalazione è stata fatta né dalla quaterna arbitrale, né dai commissari della Lega di B e della Figc a bordocampo.

Le scuse chieste. Anzi, no

In un post Obi, invece, ha ribadito "il razzismo non deve esistere. Ringrazio tutti per i moltissimi  messaggi di solidarietà ricevuti". L'ex Toro e Inter sostiene anche che l'attaccante lo abbia chiamato per chiedergli scusa

Diversa la versione di Marconi che, dalle colonne di Gazzetta dello Sport ha ribadito: "Non ho insultato nessuno, tantomeno con frasi razziste", argomentando la sua lontanaza da questi atteggiamenti anche con il fatto di avere un testimone di nozze di colore (Adriano Ferreira Pinto) e di avere avuto molti compagni e avere amici di altre nazionalità (Zapata è il padrino del figlio). Il Pisa ha, fin da subito, sostenuto il suo giocatore, rimandando al mittente le accuse e contrattaccando gli avversari. "Non accettiamo lezioni da un clun come il Chievo".

La parola passa alla Procura federale, che ha già ascoltato alcuni giocatori e dirigenti della società veronese e, se lo riterrà, ascolterà anche la versione del club toscano.

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