Mercoledì 16 Ottobre 2019

Recensione

Franco Maresco e la memoria azzerata

Un curioso ibrido tra cinema documentario e di finzione che riesce a cogliere con lucidissimo sguardo le aberrazioni del presente

Franco Maresco e la memoria azzerata

CINEMA - «È un film abbastanza nichilista, una versione molto per i poveri della Società dello spettacolo di Guy Debord, un mondo dove tutto si è azzerato. È un film su una tragedia in corso, la mafia, di cui non si parla più, se non nelle fiction: nella più felice delle ipotesi (ti prego di cogliere l’ironia) l’antimafia ha il volto di Pif. L’idea, insomma, è che tutto si può fare, tutto è allo stesso livello: le fiction, le cerimonie istituzionali, i neomelodici. Nel film precedente, “Belluscone”, raccontavo i giovani sottoproletari che intendevano la parola ‘carabiniere’ come un insulto. Oggi non c’è nemmeno più questo problema. E non perché sia penetrata chissà quale cultura della legalità. I ragazzi ti rispondono: ‘Mi piacerebbe fare il killer, ma se non posso, anche il carabiniere va bene’. Tanto sono comunque eroi da fiction, di un super-Blob».

Franco Maresco, intervistato da Emiliano Morreale per “La Repubblica”, pochi giorni fa, dopo la vittoria veneziana, sintetizza con estrema ironia e amarezza il messaggio che ha voluto lanciare attraverso il suo ultimo lavoro, un curioso ibrido tra cinema documentario e di finzione che riesce a cogliere con lucidissimo sguardo le aberrazioni del presente.

Alle sue parole fanno eco quelle pronunciate, in un passaggio del film, da Letizia Battaglia, l’ottantaquattrenne fotografa palermitana che ha dedicato vita e carriera a documentare i crimini di mafia: «Scomparsi, dicono», con una smorfia di disgusto. Per Letizia è inconcepibile che non venga usato il termine ‘assassinati’ per raccontare la tragica morte dei giudici Falcone e Borsellino, durante le commemorazioni in loro ricordo.

La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco, film vincitore del Premio Speciale della Giuria a Venezia 76, si apre così: con lo sdegno di una fotoreporter testimone del proprio tempo e luogo di nascita, una Palermo espressione di un inquietante ribaltamento di pensieri e valori che non riguarda solo la Sicilia, ma l’Italia intera.

Nel documentario Maresco porta il suo occhio caustico in mezzo alla folla, alle strade attraversate dalle esibizioni di cantanti improvvisati, dalla retorica delle celebrazioni palermitane per il venticinquennale dell’assassinio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, trasformate in sagre strapaesane: dove il senso di quello che è stato è l’unica cosa che manca.

Il regista interroga - con humor nero, a tratti con durezza - i propri concittadini e se stesso, frugando nei volti in primo piano alla disperata ricerca dei motivi di un’aberrazione.

E tutto diventa mascherata carnevalesca, tragicomico show, soprattutto quando entra in scena Ciccio Mira, bizzarro impresario di spettacoli (già protagonista nel 2014 di “Belluscone. Una storia siciliana”, dello stesso Maresco), impegnato nell’organizzazione di un concerto di ‘neomelodici per Falcone e Borsellino’.

Ciccio è un fossile, con la sua mentalità mafiosa che non è stata mai minimamente scalfita dalle trasformazioni sociali: Maresco lo circoscrive in una fotografia in bianco e nero, simbolo di una mentalità antica che ha, purtroppo, ancora forti ripercussioni sul presente.

La morale della favola è amarissima: alla gente non interessa affatto ricordare Falcone e Borsellino. Suscita una grande tristezza la risposta lapidaria di un ragazzo, interrogato da Maresco sull’’eroismo’ dei due giudici antimafia: «Per me gli eroi sono i miei genitori».

Qui va a morire il senso civico, e il celebre motto del poeta latino Terenzio: ‘Homo sum: umani nihil a me alienum puto’ (‘Sono un uomo: niente che sia umano mi è estraneo’).

La mafia non è più quella di una volta
Regia: Franco Maresco
Produzione: Italia, 2019,
Sceneggiatura: Giuliano La Franca, Franco Maresco, Francesco Guttuso, Claudia Uzzo
Fotografia: Tommaso Lusena De Sarmiento
Montaggio: Francesco Guttuso, Edoardo Morabito
Musica: Salvatore Bonafede

Cast: Letizia Battaglia, Ciccio Mira

Produzione: Dream Film, Ila Palma, Tramp Limited
Distribuzione: Cinecittà Luce

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