Mercoledì 16 Ottobre 2019

Recensione

Martin Eden

Sia l’opera di Jack London che la trasposizione cinematografica si interrogano sull’istintiva aspirazione al miglioramento dell’individuo attraverso gli studi, l’educazione, la cultura

Martin Eden

Luca Marinelli in una scena

CINEMA - Mentre, soddisfatto ed emozionato, ringraziava il numeroso pubblico che gremiva la Sala Grande del Palazzo del Cinema a Venezia, subito dopo aver ricevuto la Coppa Volpi come miglior attore per la sua interpretazione del marinaio Martin Eden nell’omonimo film di Pietro Marcello, Luca Marinelli non poteva sapere che - pochi giorni più tardi - lo avrebbe atteso un ulteriore riconoscimento internazionale.

Alla pellicola, infatti, nelle sale italiane in questi giorni e già campione d’incassi (più di 700mila euro), è stato tributato al Festival di Toronto, in svolgimento dal 5 al 15 settembre, il prestigioso ‘Platform Prize’, premio nato per conferire merito e visibilità al cinema d’autore internazionale.

La giuria del TFF - composta dalla regista Athina Rachel Tsangari, dal direttore artistico della Berlinale Carlo Chatrian e dalla critica cinematografica Jessica Kiang - ha così motivato il riconoscimento: «Il nostro premio va a un’opera d'arte eloquente ed eccitante che ci ha messi d'accordo all’istante e all’unanimità. Una storia politicamente e filosoficamente provocatoria raccontata con una grazia e un’inventiva straordinarie, un film che ribadisce una fede che è facile perdere nel 2019: che il cinema che conosciamo non è che un iceberg, i cui nove decimi restano ancora tutti da scoprire. Questa è una storia classica raccontata in un modo nuovo che si tuffa sotto la superficie per cercare - spesso negli archivi - forme di espressione altamente non convenzionali, irriverenti e anacronistiche, che pure onorano e partecipano alla storia del cinema».

«Voglio ringraziare Cameron Bailey e Andrea Picard per aver invitato il film a Platform, e la giuria per aver scelto Martin Eden tra tanti film - ha replicato il regista Pietro Marcello - e voglio dire grazie ai miei partner, fra cui Rai Cinema, e a tutte le persone che hanno lavorato con me a questo film. Ringrazio Luca Marinelli per il suo talento, e tutta la squadra di Avventurosa che non smette mai di credere nella possibilità di realizzare un cinema diverso. Ancora una volta sono stato il produttore del mio film: ho commesso qualche sbaglio, ma ho anche imparato molto. Soprattutto, ho imparato che ci sono molti modi di produrre un film. Noi l'abbiamo fatto in stato di grazia, e sin dal principio abbiamo pensato a un Martin Eden moderno, un uomo dei nostri tempi. Martin Eden è un personaggio creato da Jack London un secolo fa, ma la sua voce parla ancora oggi, perché è la voce della libertà e del coraggio che urla contro chi vuole costruire nuove prigioni e nuove paure per l'umanità. Per questo spero che il film possa essere visto dalle nuove generazioni».

Anche Luca Marinelli, durante il discorso seguito alla premiazione alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, aveva ringraziato, oltre a Napoli - «che si è donata anima e corpo a questo film» - lo stesso Jack London, dedicando la vittoria a chi si occupa di trarre in salvo le persone disperse in mare.

Martin Eden, dunque, il protagonista dell’omonimo romanzo di Jack London pubblicato nel 1909, nel film del giovane regista Pietro Marcello (al suo quinto lungometraggio) diventa un marinaio allo sbando dentro una Napoli novecentesca piena di caos e rumore. Eppure la sostanza, rispetto alla fonte originaria, non muta, anzi, ne viene esaltata ed arricchita.

Napoli, allora, diventa, nello stesso tempo, luogo reale e immateriale, concretezza e simbolo da decifrare; in cui immergersi, seguendo i moti della ragione e del cuore di un uomo che - da un certo momento della propria storia (l’incontro con la borghese Elena, tramite il salvataggio del fratello di lei, Arturo) - si fa espressione di un cambiamento.

Romanzi di formazione, sia l’opera di Jack London che la trasposizione cinematografica di Marcello si interrogano a fondo e non senza problematicità sull’istintiva aspirazione al miglioramento dell’individuo, attraverso gli studi, l’educazione, la cultura.

Martin Eden (un superlativo Luca Marinelli, dal profilo assertivo e ingenuo nello stesso tempo) si ritrova, dalle iniziali origini proletarie, ad assaporare un individualismo di stampo borgHese, per poi approdare, grazie alla conoscenza del vecchio intellettuale Russ Brissenden (Carlo Cecchi), al nascente socialismo.

Come conciliare, sembrano domandarsi London e Marcello, le opposte spinte propulsive dell’individualismo e delle istanze sociali, dei desideri personali e delle lotte collettive?

Un dilemma questo, messo in campo dal ‘secolo breve’ e mai davvero risolto.

Figlio del Novecento, Martin Eden viaggia tra rivoluzioni private e sociali, mai pago di sapere: semmai, con il trascorrere del tempo, dubbioso sul potere salvifico e risolutivo dello stesso.

Ottimo, in questa pellicola, il lavoro degli attori (da Jessica Cressy a Giustiniano Alpi a Carlo Cecchi) i cui personaggi fanno da corollario alle vicende del protagonista; a tratti satura, a tratti diluita, la fotografia sa amalgamare con perizia girato e immagini di repertorio, senza soluzione di continuità.

“Martin Eden” è un grandioso affresco d’epoca, ben orchestrato, ottimamente diretto, che sa parlare anche del nostro presente, come il classico di Jack London a cui si ispira.

Martin Eden
Regia: Pietro Marcello
Origine: Italia, 2019, 129'
Sceneggiatura: Pietro Marcello (dall'omonimo romanzo di Jack London), Maurizio Braucci
Fotografia: Francesco Di Giacomo, Alessandro Abate
Montaggio: Fabrizio Federico, Aline Hervé
Musica: Sacha Ricci, Marco Messina

Cast: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Denise Sardisco, Carmen Pommella, Carlo Cecchi, Marco Leonardi, Vincenzo Nemolato

Produzione: Avventurosa, Ibc Movie, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

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