Venerdì 23 Agosto 2019

Recensione

Dolcissime

Nel nuovo film di Francesco Ghiaccio tematiche complesse quali il “body shaming”, il bullismo e il difficile processo di crescita

Dolcissime

Una scena del film

CINEMA - Sono rotonde, hanno forme morbide e burrose, caratteri non spinosi, accomodanti ma determinati ad affrontare le difficoltà che l’adolescenza, il quotidiano, la loro essenza sia esteriore che interna, profonda, comportano: sono Mariagrazia (Giulia Barbuto Costa Da Cruz), Chiara (Margherita De Francisco) e Letizia (Giulia Fiorellino), le “dolcissime” protagoniste dell’ultimo film di Francesco Ghiaccio, nelle sale in questo weekend di inizio agosto, dopo avere esordito con successo - in luglio - al Giffoni Film Festival.

Mariagrazia, Chiara e Letizia sono tre ragazze torinesi come tante, con il loro corredo di sogni e ideali, aspirazioni, cotte adolescenziali, divise tra studio e passioni, voglia di rispettare le regole e desiderio di infrangerle: sono bellissime, un nucleo ancora magmatico e arruffato, pieno di contraddizioni, con tante insicurezze e altrettante speranze nel futuro.

Di diverso, almeno agli occhi del mondo, della nostra società omologata e omologante che giudica e tratta ferocemente, praticando l’esclusione, chi non si conforma ai canoni imperanti di bellezza, le tre ragazze hanno soltanto l’aspetto esteriore, il corpo pieno, appunto, prepotente e visibile nelle sue curve.

Per questo motivo Mariagrazia, Chiara e Letizia vengono prese in giro, derise, vessate anche nel contesto scolastico, a tratti poco comprese o scarsamente supportate dalle loro stesse famiglie (la madre di Mariagrazia, ex campionessa di nuoto sincronizzato che - dopo la maternità - è diventata allenatrice, tollera a stento le rotondità della figlia, costringendo lei e le sue amiche a frequentare un corso di acqua-gym). Così, iniziano ad abdicare ai loro obiettivi e desideri: Letizia rinuncia a coltivare la passione per il canto, Chiara si accontenta di amare “a distanza”, tramite un contatto via social, un ragazzo che le piace, nascondendogli le proprie fattezze. Arriverà, tuttavia, il rendez vous con la vita, la necessità di crescere, di affermare autonomia e identità, di trovare una voce autentica, un posto nel mondo: attraverso lo scontro iniziale con la loro compagna di scuola Alice (Alice Manfredi), irritante campionessa della squadra di nuoto sincronizzato (un personaggio che compie, nel corso del film, un arco evolutivo di tutto rispetto), le tre amiche conquisteranno finalmente una grandiosa occasione di riscatto.

Sulla sceneggiatura di Marco D’Amore (ormai “storico” e convincente partner sin dai tempi di Un posto sicuro, 2015), con la collaborazione di Renata Ciaravino e Gabriele Scotti, Ghiaccio, regista monferrino, costruisce un’opera seconda differente eppure all’altezza della prima come delle aspettative di pubblico e critica.

Le situazioni, i contesti narrativi e i dialoghi sono convincenti, la struttura del plot leggera ma capace di raccontare con immediatezza, empatia nei confronti delle protagoniste e intelligenza tematiche complesse quali il “body shaming”, il bullismo e la sua espressione digitale (il cyberbullismo), le sfide dell’adolescenza e il difficile processo di crescita e maturazione. Il tutto declinato al femminile, per affrontare anche la prospettiva di un doppio sguardo: quello delle donne (delle giovani generazioni, soprattutto) su se stesse e quello della collettività su di loro.

Un connubio difficile, edificato sulla complessità e su infinite distorsioni, ma da coltivare con impegno e trasparenza, se si vuole contribuire in maniera non distopica alla costruzione del futuro.

Il film di Ghiaccio ricorda molto da vicino, per l’argomento affrontato, alcune pellicole simili, dalle più recenti 7 uomini a mollo di Gilles Lelouche (2018) e Come diventare grandi nonostante i genitori di Luca Lucini (2016), a Faccione, opera prima di Christian De Sica nel lontano 1991, con una strepitosa Nadia Rinaldi dal fisico e dalla carica comunicativa debordanti che alla fine si prende la sua rivincita su persone e situazioni.

Ottimo il cast, sia quello degli attori professionisti - Valeria Solarino e Vinicio Marchioni - sia quello rappresentato dalle tre attrici in erba al loro debutto, fresche e spontanee ma già perfettamente in grado di gestire la scena; seduttiva la fotografia di Ferran Paredes Rubio, in grado di esaltare nella loro grazia e bellezza i corpi di Maria Grazia, Chiara e Letizia, avvolte nella trasparenza luminosa dell’acqua. Una menzione speciale va alle musiche originali composte per il film da Enrico Pesce, docente del liceo musicale “Saluzzo-Plana” di Alessandria.

Nel corso della presentazione di Dolcissime al Giffoni Film Festival, alla presenza di Marco D’Amore, Francesco Ghiaccio ha così spiegato le motivazioni che l’hanno condotto alla realizzazione del film: "In realtà, Dolcissime è stato scritto prima di Un Posto sicuro. Ma dopo un film come quello, un’esperienza che mi ha toccato così da vicino, non avevo quasi più voglia di farlo. Mi dicevo cosa mi metto a fare, un film frivolo? Poi ho capito che sotto la superficie c’erano problemi che riguardano tutti: il primo, il più importante l’accettazione di se stessi. Se c’è un tema che deve ancora essere trattato? Tutti e nessuno, nel senso che quando tu lo avverti come necessario, allora è necessario anche per il pubblico. Come con i supereroi, salvando se stessi salvano anche gli altri".

Dolcissime
Italia, 2019, 85’

Regia: Francesco Ghiaccio

Cast: Giulia Barbuto Costa Da Cruz, Alice Manfredini, Margherita De Francisco, Giulia Fiorellino, Licia Navarrini, Valeria Solarino, Vinicio Marchioni

Sceneggiatura: Francesco Ghiaccio, Marco d'Amore, Renata Ciaravino (collaborazione), Gabriele Scotti (collaborazione)

Fotografia: Ferran Paredes Rubio

Musiche: Enrico Pesce (originali)

Montaggio: Chiara Griziotti

Scenografia: Paola Bizzarri

Costumi: Laurianne Scimemi

Produzione: Indiana Production, La Piccola Società in collaborazione con Vision Distribution

Distribuzione: Vision Distribution

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